Sarebbe difficile non poter disegnare un cerchio intorno alla nostra penisola e non incrociarsi con la punta della matita sulla città di Trieste, lì nell’alto Adriatico Orientale, ove risiede una comunità che per lunghi anni è stata punto di snodo dell’Impero Austro-Ungarico grazie al suo porto e alla sua posizione geografica.

Una comunità multietnica fatta un tempo di mercanti e spedizionieri e oggi di Innovatori e scienziati in cui l’humus culturale tra le due peculiarità ha creato la combinazione perfetta per proporre una linfa socio economica intraprendente, innovativa e fuori dalle logiche del servilismo comunitario delle grandi nazioni.

Per parafrase Victor Hugo “la tirannia segue il tiranno. È una sventura per un uomo lasciar dietro di sé una tenebra che abbia la sua forma” e su questo versante Trieste ha saputo superare diverse “tirannie” politiche, economiche e sociali nel corso del Novecento, ma ha saputo sempre uscirne in maniera rafforzata e sempre con uno sguardo verso il futuro, divenendo oggi protagonista del nuovo baricentro del Mediterraneo.

Tale opportunità infatti nasce dalla modifica dello scacchiere geopolitico e geoeconomico, venutosi a creare con l’avvento dei primi anni del 2000, ossia sostanzialmente dal frutto delle crisi istituzioni novecentesche e sulla modifica genetica dell’economia di scala, creando vuoti normativi e autoregolazioni del mercato.

Un paradigma sociale globale che si è candidato a perdurare nel tempo e a modificare i modelli economici e culturali del nostro vivere quotidiano e quindi anche dei suoi attori.

Trieste quindi ha fatto parte di questo cambiamento, anche se in una fase ancora embrionale. A favorirla, come alle sue origini, è il posizionamento geografico che oggi può candidarla ad essere una “città volano” a livello economico di un’intera area: dall’alto Adriatico all’intera area della Mitteleuropa, fino al cosiddetto Trimarium.

Trieste ha la possibilità di essere un faro strategico dal punto di vista dei flussi di capitali e della logistica – si pensi all’attualità sul tema della Via della Seta e allo scontro internazionale che ne è derivato con la nascita della “Building Back Better World” su proposta dei protagonisti del G7 nel giugno 2021 – ma deve avere ancora il coraggio di andare avanti nella costruzione di una visione sistemica molto più articolata in cui enti, istituzioni, privati e cittadini siano consapevoli di questa situazione.

C’è necessità di comprendere e canalizzare tali opportunità, arricchendo tale visione con progetti e idee ad alto impatto sociale. Su questo versante strategico sarà oggi il Recovery Plan che premia Trieste come asset strategico per l’economia nazionale e come hub tecnico logistico europeo. 

Se Trieste quindi poteva considerarsi una porta di legno a doppia anta, oggi il legno è stato sostituito con il vetro.

Il nostro compito, prima di tutto da cittadini e poi ognuno con i suoi ruoli, è di tentare di aprire questa porta senza che si frantumi davanti all’inesperienza o alla fretta, o peggio all’incuria. Trieste, quindi è un progetto pilota del nuovo Rinascimento italiano, dove la portualità e il territorio rappresentano un tutt’uno, come ai tempi della Lega Anseatica.

La nostra mission, come Pilat & Partners, è quella di poter essere un punto di riferimento per conoscere e costruire tale legame, ma non solo, più in generale con tutta l’area vasta di riferimento e dall’altro canto poter essere quello strumento territoriale per portare avanti idee, progetti ed eccellenze all’interno del contesto istituzionale nazionale. Lo testimonia il fatto che nati e cresciuti su questo territorio, per quanto insediati nella Capitale, abbiamo voluto mantenere la struttura portante proprio in questa realtà.

Ne comprendiamo l’esigenza soprattutto in un momento di forti cambiamenti all’interno della genetica economica delle aziende e degli obiettivi che gli stakeholders si proiettano all’interno del ventaglio di soluzioni da intraprendere al vaglio della visione del decisore pubblico.

Punto focale della nostra attività sarà il monitoraggio e la partecipazione alla discussione che riguarderà Porto Vecchio in collaborazione con tutte le aziende interessate, asse fondante della nuova Trieste e su cui si apre uno scenario collettivo molto forte tra Hollywood e Dubai, ma che in realtà rappresenta la vera culla strategica per creare un ecosistema economico, sociale e culturale inedito.

Trieste con il suo Porto Vecchio, prima ancora delle sue architetture potrà essere quindi un laboratorio in cui l’innovazione e la tecnologia possano concedersi il lusso di sperimentare, adoperando una visione d’insieme che sposi la filiera della transizione digitale e verde e che possa testimoniare un contesto di Smart City avanzato in cui il building design e l’intelligenza artificiale vadano oltre il risparmio energetico o banchine elettrificate, ma che determinino attraverso una sostituzione edilizia intelligente i processi per la creazione del valore tra gli uomini in termini di benessere, servizi e nuove generazioni.

Commento di Riccardo Pilat, fondatore della Pilat & Partners 

Foto scattata durante Link_Festival del Giornalismo, ottobre 2020